“Aneurin e lo specchio” di Silvia Grifoni nella recensione di Lisa Lambrecht.

Trama

Inghilterra, XIX secolo. Aneurin è adesso un giovane scrittore di successo che vive in un mondo molto simile a quello che a lungo ha immaginato di poter costruire intorno a sé. A Witchburg, il piccolo paese affacciato sul mare del Nord, dove i casi della vita lo hanno condotto anni addietro, continua il suo lavoro di maestro e condivide poesie e alti ideali con le persone che ama. Ma ben presto questa realtà perfetta e immota inizierà a rimanergli stretta. Più sicuro di sé, si convince di essere in grado di affrontare nuove sfide, di dare un significato diverso alla parola “oltre” e di partire, finalmente, alla scoperta di mete fino ad allora soltanto sognate. Arriverà così a Londra, con lo scopo di diventare un vero uomo di mondo. E, in questo grande teatro di vita, vedremo muoversi accanto a lui i personaggi che abbiamo già conosciuto e amato durante la sua prima avventura ma anche tanti altri che si mostreranno, pagina dopo pagina, in un continuo gioco di luci e ombre. Inizia così un nuovo e imprevisto viaggio di andata e ritorno fra inquietudini e riflessi di specchi, un cammino in cui Aneurin comprenderà molto di sé e degli altri, conquistando finalmente certezze profonde e definitive.

Silvia Grifoni scrittrice
L’autrice Silvia Grifoni

Recensione

“Aneurin e lo specchio” è un romanzo di Silvia Grifoni, pubblicato da Youcanprint nel 2017. Quest’opera è il seguito del primo romanzo della scrittrice pratese: “Aneurin”.

Il protagonista è riuscito, dopo un lungo e difficile percorso interiore, a scalare “i due gradini” e a raggiungere gli altri, a non sentirsi più diverso e inadeguato; finalmente è accettato da tutti nel paese dove vive nonostante le sue deformità fisiche, date dalla malattia. Ha esaudito il sogno di un buon lavoro, di una famiglia e di una calda casa in cui vivere, i suoi alunni lo adorano… ma gli scalini si sono tramutati in una “piccola duna bassa”, che lo fa sprofondare ogni volta che tenta di riconquistare la vetta appena sfuggita. Basta un particolare della quotidianità (la zoppia o un vestito cucito male per la gobba) che subito si sente perso. Nonostante sia accettato dagli altri, gli manca ancora la consapevolezza di sé. Il romanzo si fa voce dunque delle inquietudini di un ragazzo che diventa uomo, che ricerca una congruenza tra l’immagine data dal riflesso nello specchio con quella vera dell’io, oggettiva: l’Aneurin che vedono gli altri, coincide con Aneurin stesso? Per trovare la soluzione a questa discrepanza sarà spinto nella metropoli londinese.

La riscoperta di se stessi è sempre preceduta da una momento di smarrimento, attratti spesso da mondi fuorvianti ma allettanti: Aneurin rimane ammaliato dal lusso dei salotti in cui viene ospitato, dalla bellezza e cultura di alcuni personaggi, privi di difetti e baciati dalla sorte, in cui ognuno si cura dell’immagine data dal proprio specchio e non del proprio essere. Aneurin, sempre descritto dall’autrice esclusivamente nella sua versione angelica, mosso solo da azioni di amore e solidarietà, un’anima incapace di ledere gli altri, di macchiarsi di alcun peccato, viene per la prima volta toccato da sentimenti impuri e peccaminosi: anela una donna diversa da Anne, la desidera nonostante l’attrazione si fermi solo sulla bellezza esteriore. Sarebbe pronto a tradire la sua amata, che conosce i reconditi più profondi del suo animo, che lo ha sempre guidato nella strada più giusta per lui. Non solo viene stuzzicato il lato lussurioso del suo animo, ma pure il suo ego: vuole la fama, vuole essere riconosciuto nel suo talento da più persone possibile. Tanta è la brama che affida i suoi scritti alla persona sbagliata, come se il suo animo, ormai contaminato, non riuscisse più a distinguere il bene dal male. Così facendo perderà tutti i suoi lavori, quale fosse una punizione del destino per risvegliarlo dal torpore del riflesso.

Alla fine del viaggio però l’immagine del suo specchio coincide con la sua essenza: Aneurin è il maestro di Witchburg, colui che ama la semplicità della sua quotidianità, che vuole essere contornato non da manichini vuoti, ma da persone capaci di amarlo e comprenderlo, quali Anne, che nella sua semplicità e lontananza da quel mondo affettato e colto, riesce a colmare qualsiasi vuoto e comprenderlo nelle sue vicissitudini.

Il lettore fin dalla prima pagina rimane rapito dalla capacità dell’autrice di descrivere le innumerevoli sfaccettature dei personaggi, anche comiche, e di fare capire come l’animo anche più limpido riesce ad avere dei lati oscuri. Ognuno nasconde spesso un’identità diversa da quella che emerge, che appare: come Guidobaldo escluso dallo stesso Aneurin per la sua “perfezione e bellezza esteriori”, ma con cui scopre di avere molti lati in comune, intessendo una profonda amicizia. Tutti siamo portati all’errore come il protagonista, tutti abbiamo un percorso da fare, l’importante è avere il coraggio d’intraprenderlo per ritrovare se stessi. Dobbiamo aprire gli occhi e guardare dentro di noi. Siamo come cristalli dai mille riflessi. Ciò ci porta a comprendere che la debolezza dell’uomo può rappresentare l’incipit della sua catarsi.

L’autrice riesce a mantenere uno stile di scrittura fluente, sebbene i periodi siano strutturati prevalentemente con subordinate. Silvia Grifoni attinge ad un vocabolario vasto e ricercato riuscendo a preservare la semplicità e l’efficacia comunicativa.

Consiglio questo libro ai lettori che amano personaggi ben caratterizzati in cui vi è una profonda analisi psicologica delle motivazioni che li spingono ad agire.

Dettagli libro

Editore Youcanprint
Collana Youcanprint Self-Publishing
Data pubblicazione 17 febbraio 2017
Lingua Italiano
Peso di spedizione 699 g
Pagine 390
Prezzo 24 Euro