“Avevamo un cuore di pietra” di Isabella Rampini.

Immagine di copertina

Sinossi

Il tredicenne Henoc sembra destinato a trascorrere tutta la vita nel campo profughi dove sta crescendo, quando una missionaria scopre le eccezionali doti atletiche di cui è provvisto. Grazie a questo talento, Henoc lascerà l’Africa. Raggiungerà il Nord America e diventerà un atleta professionista. Ma proprio quando sta per arrivare all’apice del successo, riceve una notizia inattesa dal suo Paese. La tendopoli, dove ancora vivono la madre e le sorelle, è stata assaltata e distrutta da un gruppo di ribelli. Henoc allora lascerà il Nord America, tornerà in Africa e combatterà per la sua gente. Sarà una discesa nell’inferno di battaglie dimenticate dalla cronaca e dalla storia, dove la follia omicida non sembra lasciare scampo. Fino a quando un amore improvviso, imprevedibile e assurdo, gli offre l’unica via di uscita.

Recensione

Africa. Povertà, sete, disperazione e follia. Nella sua opera Isabella Rampini porta il lettore a contatto con un altro mondo, sfigurato dalla guerra. Popolazioni allo stremo, la cui quotidianità rappresenta una costante lotta per la sopravvivenza. In quelle terre, il “normale” del mondo occidentale diventa un lusso: una casa, del cibo, dell’acqua potabile. Per il popolo africano ogni giorno di vita è un dono, figlio di una lotta disperata contro la stupidità umana. Intere famiglie si trovano decimate da bande di uomini senza scrupoli che conquistano villaggi per impadronirsi delle donne e farne una nuova base di spaccio di droga.

Dipendenza totalizzante per quei giovani reclutati fin da piccoli negli eserciti. Già, unico anestetico alla loro sofferenza di bambini costretti ad imbracciare un mitra. A uccidere senza rendersi conto del significato di morte e vita, spesso dopo che i loro occhi hanno assistito al brutale sterminio dei genitori. Una miscela che diventa l’anticamera della follia. Così, storditi e inconsapevoli, trovano anche il coraggio di affrontare la morte, in un’accettazione di un’esistenza senza gioie e amore. Inizialmente vengono reclutati perché convinti di poter liberare la propria terra, la propria famiglia dalle guerriglie nemiche. Imbracciano fucili in nome della pace e della libertà. Ma ahimè, perdono il senso della lotta. Finiscono sullo stesso piano dei nemici da combattere: uccidono senza pietà, stuprano donne. Unico obiettivo trovare un rifornimento di droga e armi.

Isabella Rampini ci fa riflettere sull’impossibilità di tracciare una linea netta di separazione tra il bene e il male. Quei giovani non hanno conosciuto altra realtà, solo l’inferno…

Ma tra questi si distingue il generale Henoc Okwabi che ha saputo non perdere di vista il suo obiettivo di liberare e trarre in salvo i suoi cari. Uccide solo per difesa e sopravvivenza, risparmia bambini e donne. Certamente non è l’eroe perfetto, anche lui per resistere a quel surreale abominio di violenza fa uso di droghe, ma non lo porteranno mai a disintegrare completamente gli essenziali valori umani. Riuscirà a uscire dalla tossico-dipendenza con l’aiuto di suor Camilla, che lo assiste nelle gravi crisi di astinenza. Henoc si fa portatore di ideali e principi, che sembrano morire in quell’arida terra senza pietà. Viene descritto come un uomo che con grande sacrificio adempie ai suoi compiti, cosciente della responsabilità di salvare il suo popolo. Seppur ingaggiato come uno dei migliori giocatori di football in Canada, abbandona quella vita di comodità e normalità per combattere nel suo paese.

Lì in Africa, dove la speranza si è disidratata, l’oscurità della guerra è rischiarata dalla luce di alcuni missionari. Persone come suor Giovanna e suor Camilla sono colombe che attestano che l’amore, la carità e la fratellanza sono possibili. Si adoperano per salvare famiglie in fuga dai guerriglieri. Danno loro una tenda dove dormire e del cibo. Da quel sostegno i disperati traggono la forza per ripartire. Qualcuno riuscirà a trovare un lavoro in città, a garantire ai figli una minima istruzione. Le due suore diventano semi di quella speranza che i signori della guerra vogliono sradicare per immobilizzare le popolazioni. Sì la speranza, la fede sono i motori per non demordere e continuare a lottare. Leniscono ferite e danno conforto ai cuori. Così il sentimento per Dalila, una ragazza mutilata in viso e nell’animo, porterà Henoc a una rinascita. Si rende conto che la vera felicità non sta nella ricchezza, non consiste nella fama, ma nell’amore che solo la famiglia può dare.

La narrazione di Isabella Rampini scorre fluida. II lettore vive in prima persona la realtà letteraria. E’ portato a commuoversi, a soffrire e gioire con i personaggi ben caratterizzati.

Dettagli libro

TitoloAvevamo un cuore di pietra
AutriceIsabella Rampini
EditoreEdizioni il Ciliegio
GenereNarrativa
FormatoLibro
Pagine368
PubblicazioneGennaio 2020
Prezzo18 Euro
Link di acquisto
Cartaceo
http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/isabella-rampini/avevamo-un-cuore-di-pietra-9788867717026-646370.html
eBook
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Cenni biografici autrice

Isabella Rampini è nata a Parma il 28/02/1965. Dopo gli studi classici al Liceo Romagnosi di Parma, si è laureata in ingegneria meccanica nel 1991 e ha superato l’esame di Stato sei mesi più tardi. Da allora lavora nell’azienda manifatturiera di famiglia come socio attivo. Vive con il marito sulle colline di Parma.

La scrittrice Isabella Rampini

Bibliografia

Una stagione in provincia, pubblicato nel 2014 con la casa editrice Campi di Carta

L’avversario senza nome, pubblicato nel 2016 con la casa editrice Campi di Carta

Avevamo un cuore di pietra, pubblicato nel 2020 con la Casa Editrice Il Ciliegio.

Riferimenti e contatti autore

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