“Cara pace” di Lisa Ginzburg.

Immagine di copertina

Sinossi

Maddalena, la maggiore, è timida, sobria, riservata. Nina, di poco minore, è bella e capricciosa, magnetica, difficile, prigioniera del proprio egocentrismo.

Le due sorelle, legate dal filo di un’intima indistinzione, hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un’assenza difficile da accettare. Ancora adesso, molti anni dopo, cercano di colmarla con corse, lunghe camminate, cascate di parole e messaggi WhatsApp che, da Parigi a New York, le riportano sempre a Roma, in una casa con terrazzo affacciata su Villa Pamphili, dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma.

È proprio a Roma che Maddi, da sempre chiusa nel suo carapace, decide di tornare, fuggendo dai ruoli che la sorella, prima, e la famiglia poi, le hanno imposto. Finalmente sola con sé stessa e con i suoi ricordi, lascia cadere le difese e, rivivendo i luoghi del passato, inverte le parti e si apre alle sorprese che riserva la vita.

Padri e madri, amicizie e passioni, alberi e fiumi fanno da cornice a una storia d’amore e di abbandono che, come ogni storia viva, offre solo domande senza risposta. E misura con il metro felice della letteratura la distanza che intercorre tra la ferita originaria e la pace sempre e solo sfiorata della maturità.

Recensione

Cara pace è un romanzo di Lisa Ginzburg, pubblicato dalla casa editrice Ponte alle Grazie nel luglio 2020.

Una storia intima, quella che ci propone l’autrice. Quella di Maddalena.

La protagonista ripercorre la sua vita richiamandone alla memoria i momenti salienti, in un flusso che assume significato di rielaborazione e conseguente consapevolezza di eventi, emozioni, comportamenti, scelte. Un racconto che si colloca su più piani temporali: quello di ieri, di oggi e dell’immediato futuro, i quali alla fine si fondono, quasi a creare l’impressione di un eterno presente in cui si muove la coscienza di Maddalena. Collocata in un non tempo, sembra intenta a deframmentare e restaurare tasselli per ricostruire il mosaico della propria esistenza. E, nella visione d’insieme, captare la sua vera essenza.

Un’infanzia esplosa, la sua e quella di Nina, la sorella minore. Orfane senza esserlo.

Gloria, la madre, abbandona il tetto coniugale lasciandole sole con Sebastiano, il padre. Ha provato a disintegrare le sue aspirazioni, i suoi progetti, i suoi impulsi, reinventandosi madre, moglie, nuora. Già, ma è precipitata nel limbo di un non essere, schiacciata da un sentimento di vuoto, di assenza di senso e vita. Naufraga in un oscuro mare di disperazione esistenziale, raccoglie un raggio di sole. Promessa di approdo a un’isola felice di speranza e libertà. Vi si dona, consapevole di poter perdere ciò che di più prezioso ha: le figlie. Questo raggio si chiama Marcos.

Sebastiano, non perdona Gloria: abbandonato senza neanche una parola, dall’oggi al domani. Deve essere punita. Ne va del suo orgoglio di uomo e della sua immagine di fronte ai conoscenti. E non importa se questa vendetta si realizzerà attraverso la medesima spada che trafiggerà le figlie.

Maddalena e Nina vengono affidate dal giudice tutelare a una giovane donna, Mylène, che dovrà occuparsi di loro a tempo pieno, nella casa acquistata appositamente con l’eredità della nonna paterna.

Sebastiano diviene latitante. Si trasferisce a Milano per lavoro, raggiungendole solo nei fine settimana.

Due figlie ingombranti per chi le ha generate. Ecco cosa pensano Maddalena e Nina. Disorientamento, dolore, solitudine costituiscono le basi per la genesi della loro alleanza. Un’alleanza necessaria, vitale. Imprescindibile e insolubile, rappresenta il loro baluardo nei confronti di un mondo percepito spesso alieno e incomprensibile. Un legame che diventa simbiosi, a volte pesante, opprimente, ma dalla quale traggono identità e sostegno.

Diverse Maddalena e Nina: una riflessiva, prudente, introversa, l’altra, dalla bellezza sfacciata, impulsiva, diretta, egocentrica, capricciosa. Tuttavia, facce di una stessa medaglia indispensabile.

Maddalena ha bisogno di un terreno stabile, di certezze. Non vuole ulteriori tempeste ad abbattersi sulla sua vita. Perciò, si crea un carapace. Si costruisce una fortezza emotiva in cui rifugiarsi ogni volta che le vicende sembrano sollecitarla più del dovuto. Un maniero stabile, incrollabile, dove fare estinguere l’assedio degli eventi. Un torrione fatto di concretezza, di pochi affetti, di routine.

Comune àncora di stabilità e salvezza è rappresentata dallo sport per le sorelle. È Mylène a offrire loro questo dono, a iniziarle a questa sacra arte. In esso trovano disciplina, libertà, identità, endorfine – potenti lenitivi per infiammazioni esistenziali.

Il legame a doppio filo con Nina, con il tempo, inizia a rappresentare una catena per Maddalena. Se da una parte le dà un ruolo, un riempimento all’insostenibile senso di vuoto, diventa un freno alla sua emancipazione. L’instabilità e gli eccessi della sorella sono stancanti, ritmi troppo convulsi per chi come lei soffre di asma.

Potente la caratterizzazione dei personaggi della Ginzburg, come impressionante ne è l’analisi psicologica. Sembra che l’autrice sia nella loro testa. Inoltre, la capacità empatica assume contorni sconcertanti, come se avesse provato le emozioni dei protagonisti e le si fossero tatuate nell’anima. Una storia trasudata dal cuore, trasfiguratasi in parole.

Lo stile della Ginzburg è quello degli scrittori d’indiscusso livello, quello che si definisce già dal primo paragrafo. Scorrevole, ordinato, tuttavia moderno, piacevolmente e moderatamente asimmetrico. Non scontato. L’autrice gioca con gusto con le parole.

Un libro capace di prendere e far riflettere. Una lettura mai noiosa, in cui sono inseriti episodi di vita appassionante, dinamica, a volte ruvida. E, soprattutto, un finale a sorpresa che può mettere in discussione tutto, come spesso capita alle certezze della vita.

Dettagli libro

TitoloCara pace
AutriceLisa Ginzburg
EditorePonte alle Grazie
GenereNarrativa
FormatoLibro
Pagine247
PubblicazioneLuglio 2020
Prezzo16 Euro
Link di acquisto
https://www.amazon.it/Cara-pace-Lisa-Ginzburg/dp/8833314391

Estratto

Dove finivo io e dove cominciava Nina? Anche adesso che viviamo lontane, ai due capi del mondo, ci sono giorni in cui sento riaffiorare la vertigine di quell’interrogativo. Come io fossi lei, e lei me. Sconfortante indistinzione. Non mi trovo, me, Maddalena, persona singola staccata da mia sorella; me prigioniera di una simbiosi che anziché diminuire, liberarci, con il passare del tempo si fa più forte. La faglia che separa noi due tanto contigue resiste a frantumarsi. Nina è così tanto della mia vita: la abita, quanto io abito la sua. Soffriva, soffrivo con lei…

Dichiarazione rilasciata dall‘autrice

“Di tutte le forme di sosta, la scrittura è una delle più profonde. Fermarsi, lasciar depositare, osservare, con grande pazienza, coraggio, intensità. Questo soprattutto è scrivere: un meticoloso, ossessivo, struggente esercizio di ascolto: ascolto di fantasie e di pensieri, di personaggi e di paesaggi, di suggestioni e di emozioni. Scrivere per trattenere quel che “arriva”; scrivere per lasciar andare la fantasia e il ragionamento dove vogliono, dove credono, dove è giusto che tutto accada : sulla pagina.”

Cenni biografici sull’autrice

La scrittrice Lisa Ginzburg

Lisa Ginzburg nasce a Roma il 25 ottobre 1966.  Si laurea in Filosofia presso la Sapienza di Roma e prosegue i suoi studi alla Normale di Pisa, specializzandosi in mistica francese del Seicento.

Dalla fine degli anni Novanta lavora come traduttrice, scrive per giornali e riviste quali Il Messaggero e Domus, collabora con Rai Radio3, in qualità di redattrice e conduttrice di diverse trasmissioni culturali.

Dal 2005 al 2008 coordina e conduce un Master in Telecomunicazioni presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bari.

Oggi vive e lavora a Parigi, dove è stata Direttrice di cultura della Unione latina.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:

Riferimenti e contatti autrice

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