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Intervista a Fulvia Perillo: la scrittrice con il camice bianco.

La scrittrice Fulvia Perillo

Buonasera Fulvia, innanzitutto ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di intervistarti. Spero di riuscire a formulare delle domande che risultino stimolanti per te e interessanti per i lettori del mio blog letterario.

Fulvia sei nata a Grosseto e, dopo il liceo classico, ti sei laureata in medicina e chirurgia. Perché la scelta di questa facoltà? Di solito non si segue un percorso di studi così impegnativo, se non si avverte una vera mission. Mi sbaglio?

Certo, a me è sempre piaciuta l’idea di diventare medico, di acquisire un’approfondita conoscenza scientifica che mi permettesse di avvicinarmi agli altri nei momenti di maggiore necessità, conoscerli, aiutarli. Inizialmente, pensavo di occuparmi di psichiatria, ma, durante il corso di studi, ho capito che comunque avrei avuto a che fare con il corpo, ma anche con la psiche dei pazienti, qualunque fosse il ramo di cui mi sarei occupata.

Tanti anni di esercizio della tua professione in ospedale cosa ti hanno lasciato? Come ti hanno arricchito? Ti hanno portato a una maggiore consapevolezza del senso della vita e della condizione umana?

Sono molto felice di aver scelto questa professione, non ritengo ce ne siano di più belle e complete. Uno degli aspetti affascinanti è proprio quello di acquisire una maggiore consapevolezza del valore della vita e insieme delle difficoltà esistenziali che tutti attraversiamo. Conoscere se stessi attraverso gli altri, prendere coscienza del dolore, ma anche impegnarsi per alleviarlo, sicuramente si tratta di un percorso illuminante.

A un certo punto della tua vita decidi di laurearti anche in filosofia. In un’altra occasione mi hai accennato al fatto che volevi approfondire un percorso che ben si accorda con la professione medica per la forte componente umanistica, utile per stabilire una adeguata relazione con i pazienti e comprendere certe sfumature dei comportamenti umani. Tuttavia ti chiedo, se dietro questa spinta principale, si celasse un amore per la conoscenza, un desiderio di andare oltre, forse la ricerca di un’archè che potesse dare risposte a domande insolute.

Come dicevo, il contatto con la sofferenza (per molti anni ho lavorato in ambiente oncologico) suscita domande ed il desiderio di approfondire aspetti che vanno oltre la vita quotidiana. La filosofia è nata per rispondere alle grandi domande. In realtà non dà risposte conclusive, ma abitua ad argomentare e a non fermarsi alle apparenze.

So che sei un’appassionata lettrice e che fin da adolescente ti dilettavi a scrivere poesie e racconti. Hai qualche curioso aneddoto da rivelarmi a riguardo?

Ho cominciato a scrivere a otto anni. Vicino a casa mia, all’epoca, abitava Carlo Cassola e proprio in quel periodo uscì il film tratto dal suo splendido romanzo “La ragazza di Bube”. Ero davvero estasiata al pensiero di un libro che viene trasferito sul grande schermo e pensai che mi sarebbe piaciuto molto diventare una scrittrice. Lo dissi a mia zia, ma lei, saggiamente e prudentemente, mi rispose: “Sì, certo, lo farai, ma prima bisogna trovare un lavoro”.

Praticamente mia zia mi preannunciò che “carmina non dant panem”, non è così facile vivere di poesia.

La scrittrice Fulvia Perillo

Hai una splendida figlia, Fulvia. Mi dicono che sin da bambina le leggevi favole e racconti, rubando tempo al riposo dopo duri turni in ospedale. È vero?

Ho letto libri a mia figlia, non solo favole, fin dalla più tenera età. Poi li abbiamo letti insieme e adesso è una lettrice “forte” anche lei. E ne siamo entrambi molto felici, ci scambiamo libri, ne parliamo, li commentiamo.

Nel 2010 hai pubblicato il tuo primo libro, Volevo un fante di cuori. Fisiopatologia della donna abbandonata. A breve ne uscirà una nuova edizione. Ci vuoi parlare di questa tua opera?

È una sorta di saga familiare che si estende dal 1870 alla fine degli anni ’80 del ventesimo secolo. Le donne della famiglia hanno come caratteristica quella di subire abbandoni, in modi diversi, tanto che vengono esposti come varianti di una patologia. Il tono è decisamente ironico, anziché cent’anni di solitudine, cent’anni di inquietudine sentimentale. Ma anche di resilienza, canzoni, sorrisi e chiacchiere.

Nel 2018 esci con Il cuore ha quasi sempre ragione, Pegasus Edition, e nel 2019 con Metteva l’amore sopra ogni cosa, C&P Adver Effigi. Libri che ti hanno donato delle belle soddisfazioni e non solo perché sono stati premiati in importanti concorsi letterari. In essi è possibile rintracciare un’equilibrata ironia che rende piacevole la lettura. Credo che la capacità di analisi delle dinamiche umane con questo potente balsamo, sia un dono delle anime forti che riescono a vedere con distacco la realtà nella sua componente tragicomica. Mi sbaglio?

Credo che l’umorismo sia una chiave di lettura della realtà che tratta con apparente leggerezza situazioni anche drammatiche. Mi viene naturale trovare il lato paradossale nelle vicende della vita, l’aspetto divertente anche nei momenti bui. Non a caso Claudina, la protagonista del Fante di cuori, è una impresaria di pompe funebri, ma ha cercato di rendere il suo lavoro meno cupo con diversi espedienti. Per esempio, la segreteria telefonica dell’agenzia da lei diretta risponde sempre con una canzone della Vanoni: “Eternitààà, spalanca le tue braccia…”

Dottoressa, scrittrice, un’esperienza come assessore nella tua città, madre, ma anche donna impegnata nel sociale, specialmente in merito alla condizione femminile. Quali sono le criticità, quali i nodi che ancora non sono stati completamente sciolti per una piena emancipazione della donna?

La strada è ancora lunga. Anche al giorno d’oggi continuiamo a vivere immersi in stereotipi di genere che si rifanno ad una concezione patriarcale della società. Credo che la vera rivoluzione sarebbe una equa suddivisione del lavoro di cura familiare, solo così sarà rimosso l’ostacolo fondamentale per una reale parità.

Fulvia, sei socia fondatrice dell’associazione culturale Letteratura e dintorni e ne fai parte del direttivo. Quest’anno sei stata la promotrice di un interessante progetto che possiamo definire un calendario letterario; dal prossimo anno sarà legato al prestigioso Premio Letterario Città di Grosseto – Amori sui generis. Ci accenneresti all’iniziativa?

L’idea del calendario è nata di recente, a novembre, con l’intento di essere presenti quotidianamente come associazione sui social con immagini, frasi, poesie. Pillole di cultura, ma anche creatività, dato che le frasi sono in parte di autori classici e in parte di soci o vincitori e menzionati del concorso letterario. Le parole chiave di questa iniziativa sono: cultura, creatività, originalità. Sta andando molto bene, per cui stiamo lavorando affinché nel 2022 possiamo avere anche una versione cartacea del calendario ed una agenda di Letteratura e dintorni.

Fulvia, ti ringrazio di cuore per la tua disponibilità e gentilezza.

Volevo un fante di cuori. Fisiopatologia della donna abbandonata

Immagine di copertina

Sinossi

Il vostro uomo è un “fedele”? Potrebbe essere un “contemporaneo occasionale” o un “sequenziale alternante”? E se fosse invece un “infedele sostanziale”?

Claudia ha una teoria precisa: esiste il gene dell’abbandono, una predisposizione a essere lasciate dal proprio partner, e se si nasce in una famiglia che si trasmette quella particella cromosomica di generazione in generazione, se ne vedono delle belle. Per questo ha stilato una casistica, usando proprio la sorte di Fòlgore, Argentina, Flora, Carlotta, Domenica, Rosa Tea, perfino l’elegante “zio Bert”, come spunto, in una saga familiare che vi farà ridere, piangere e cantare sulle note dei trionfi di Sanremo.

Dettagli libro

TitoloVolevo un fante di cuori. Fisiopatologia della donna abbandonata.
AutriceFulvia Perillo
EditoreAmazon Selfpublishing
GenereNarrativa
FormatoeBook
Pagine147
PubblicazioneGennaio 2020 (nuova edizione)
Prezzo2,99 euro
Link di acquisto
https://www.amazon.nl/Volevo-Fante-Italian-Fulvia-Perillo-ebook/dp/B08TTYR6H4/ref=sr_1_1?__mk_nl_NL=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=ebook+fulvia+perillo&qid=1611535198&sr=8-1

Cenni biografici

La scrittrice Fulvia Perillo

Fulvia Perillo nasce a Grosseto il 28 ottobre 1955. Dopo la maturità classica, nel 1980 si laurea in medicina e chirurgia.  Esercitata la professione, in ospedale fino al 2017, attualmente come libera professionista.

Gli studi classici per Fulvia Perillo sono stati fondamentali, tanto che, dopo due specializzazioni (radioterapia e anatomia patologica), si laurea anche in Filosofia.

Appasionata lettrice, già da adolescente si diletta a scrivere poesie e racconti. Il suo ufficiale battesimo di scrittrice si ha nel 2010, quando esce con il libro Volevo un fante di cuori. Fisiopatologia della donna abbandonata, edito da Effequ; seguito nel 2018 da Il cuore ha quasi sempre ragione, Pegasus Edition e nel 2019 da Metteva l’amore sopra ogni cosa, C&P Adver Effigi.

Socia fondatrice dell’associazione culturale Letteratura e Dintorni, ne fa parte del Consiglio Direttivo e ha ricoperto il ruolo di giurata in concorsi letterari di carattere nazionale.

Riferimenti e contatti

Profilo Facebookhttps://www.facebook.com/fulvia.perillo.5
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