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“Io sono una famiglia – il gabbiano” di Liz Chester Brown.

Immagine di copertina

Sinossi

Sullo sfondo di una Liguria arroccata tra cielo e mare, le vicende di Arianna, dall’infanzia all’età matura, raccontate con sereno distacco e un pizzico di ironia. Un dramma familiare moderno che, con la leggerezza di un battito d’ali, non volge mai in tragedia grazie all’incrollabile forza dell’amore. La protagonista, nata e cresciuta senza l’amore materno, riuscirà infatti a uscire dal suo labirinto tirando fuori tutta l’energia positiva e costruttiva trasmessale dal padre e tenuta soffocata dalla malattia della madre.

Un vibrante racconto che rimanda, per analogie di contenuto e di impalcatura narrativa, al Notturno op. 48 n. 1 di Fryderyk Chopin.

Recensione

Io sono una famiglia è il primo romanzo autoprodotto da Liz Chester Brown, pubblicato nel novembre 2019.

Già il titolo ci dà indicazioni sulle tematiche affrontate, con grande sensibilità, nell’opera. La Brown conduce il lettore a sperimentare una profonda empatia con Arianna, la protagonista, permettendogli di vivere in prima persona il dramma familiare nel quale è immersa fin dalla nascita.

Francesco, il padre, colpito dalla falsa timidezza e dalle buone maniere di Ada, la madre, ne rimane infatuato. Dal loro matrimonio nascono prima due femmine e, solo successivamente, un maschio. Arianna, la secondogenita, è stigmatizzata da una colpa, quella di non essere quel maschio tanto desiderato. Qui s’insinua il germe che conduce Ada a una completa anaffettivita’ nei suoi confronti. Già, rappresenta un onere indesiderato.

Le violenze fisiche e psicologiche perpetrate dalla madre, afflitta da un serio disagio mentale, le lasciano cicatrici che non si rimargineranno completamente neanche nell’età adulta.

La famiglia, intesa come unità indissolubile, diventa un giogo dal quale nessuna delle componenti si può emancipare: una ragnatela tessuta da Ada, uxorem et mater padrona e tiranna. Francesco, per preservare l’unità, subisce i comportamenti squilibrati della coniuge, incapace di contenere la sua dispotica e delirante autorità sulle figlie. Pur di vederle e passare del tempo con loro, abbraccia riluttante la matrigna impostazione educativa. Arriva perfino a picchiare, in un’occasione, una delle bambine per darle la meritata punizione.

Ma arriva un punto di rottura. La consapevolezza si fa strada dentro lui. La forma e l’apparenza non possono divenire marcia e corrotta sostanza. L’algida insensibilità e il gelo di un’anima turbata, contorta e ripiegata su se stessa in una vorace insoddisfazione esistenziale, non devono spegnere la luce e il sacro fuoco vitale delle persone che le stanno accanto.

Così Francesco si fa padre e madre. Cerca di colmare la mancanza di affetto materno con tutte le sue attenzioni, con un amore puro e incondizionato. Quest’aura benefica riesce a proteggere i figli, donandoli una vita parzialmente normale e contenendo le conseguenze dei traumi psicologici subiti. Altresì, questo suo nuovo atteggiamento, questo suo assurgere titanico e gentile, allo stesso tempo, nell’attestazione delle spinte del suo cuore, lo svicola da catene, facendolo librare come un gabbiano nel cielo.

A seguito di ciò, Arianna cresce schiacciata dal dualismo madre – padre, male – bene. Da un lato amore e comprensione, dall’altro odio e repulsione:

“Arianna crebbe in una duplice cornice: interiorizzava la teoria del padre ma subiva la pratica della madre, sempre in bilico tra il desiderio di volare che le porgeva il padre e il dover accettare la realtà della madre che la voleva inchiodata a terra.”

Smembrata e confusa dalle due dicotomiche personalità genitoriali, non riesce a trovare il filo che la guidi fuori dal suo labirinto. Solo il dottor Bellone le permetterà d’individuare la propria strada, di estinguere i tormenti interiori, di determinare la sua vita. Decide di essere una buona madre per i suoi due figli e di dedicarsi alla musica, che percepisce come una mission tatuata nel suo patrimonio genetico. Non un semplice lavoro, bensì un rifugio spirituale in cui fondersi in quell’armonia dell’essere tanto agognata. L’amore infatti è armonia, empatia:

“…direi di tutto quello che è alla base del volersi bene: amare le persone che ti stanno accanto e condividere con loro quella magica sensazione di armonia dell’universo, grazie ai suoi equilibri perfetti, arriva fino al microcosmo dell’essere umano e ti fa star bene.”

L’autrice si fa paladina di quei valori di amore e concordia famigliare di cui la protagonista della storia ha compreso l’importanza nell’assenza. Di una famiglia intesa come nido in cui maturare, sentirsi protetti, condividere emozioni ed esperienze. Un nucleo fondato sul desiderio di vedere l’altro felice e realizzato.

Arianna ha un modello da seguire: la zia paterna, con cui ha potuto instaurare un rapporto di fiducia e di affetto, senza invidie e gelosie. Sì, quel senso di colpa, che avvertiva nel ritenersi causa dell’aridità affettiva della madre, si dissolverà nella consapevolezza che ognuno può scegliere di soggiacere ai propri demoni o di elevarsi alla luce della speranza aprendo il cuore. La famiglia parte da noi; in noi il seme, la scelta che la fa germogliare.

La scrittura è scorrevole. Discreta la capacità della Brown di condurre il lettore nel modus cogitandi dei personaggi. Frequenti flashblack danno dinamismo alla narrazione, rendendo viva la lettura.

Dettagli libro

TitoloIo sono una famiglia. Il gabbiano
AutriceLiz Chester Brown
EditoreAutopubblicato
GenereNarrativa
FormatoLibro
Pagine240
PubblicazioneNovembre 2019
Prezzo8 Euro
Link di acquisto
https://www.amazon.it/Io-sono-una-famiglia-gabbiano/dp/B081KQLJ7Y

Cenni biografici sull’autrice

La scrittrice Liz Chester Brown

Classe 1960, Francesca Sivori è una musicista. Per molti anni si è dedicata all’organizzazione e alla direzione artistica di eventi legati alla musica classica, a Genova e a Milano. Oggi lavora per l’orchestra AllegroModerato di Milano: è pianista conduttore nei laboratori di musica da camera e ha fondato un’orchestra AM in Madagascar, a Diego Suarez.

Sotto lo pseudonimo di Liz Chester Brown ha scritto il romanzo Io sono una famiglia – il gabbiano; lo ha auto pubblicato e lo sta distribuendo nelle librerie indipendenti di tutta Italia. Per questa sua impresa è stata definita una book trotter ed è stata intervistata da Salvo Sottile nella sua rubrica all’interno della trasmissione di RAI 2 I Fatti Vostri.

Premi Letterari:

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