Segnalazioni

SEGNALAZIONE: “Il drago di Sua Maestà” di Daniele Cellamare.

Immagine di copertina

Sinossi

Nel febbraio del 1839, un drappello di soldati cinesi marcia nel quartiere per gli stranieri di Canton e sulla riva del Fiume delle Perle pianta un palo di legno e impicca un prigioniero accusato di contrabbandare la Terra Nera.

Questo è l’inizio di una drammatica spirale di violenze tra il governo di Sua Maestà – determinato a vendere l’oppio alla popolazione cinese – e l’imperatore Daoguang, che ha inutilmente cercato di vietarne il consumo e il commercio.

Ma i cinesi vogliono cavalcare il Drago che viene loro offerto e ben presto scoppierà la prima Guerra dell’Oppio, tra le potenti navi della Royal Navy e le tradizionali giunche cinesi.

All’ombra della pirateria, dei criminali della Triade e dei fanatici del Regno Celeste della Grande Pace, si snodano le vicende di due giovani innamorati che cercano soltanto di raggiungere la loro felicità.

Dettagli libro

TitoloIl drago di Sua Maestà
AutoreDaniele Cellamare
Editore Les Flaneurs Edizioni
GenereRomanzo storico
FormatoLibro
Pagine308
PubblicazioneMarzo 2022
Prezzo18 Euro
Link di acquisto
https://www.amazon.it/drago-Maest%C3%A0-prima-guerra-delloppio/dp/B09TRRT57S/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

Dichiarazione rilasciata dall’autore

«Ho sempre studiato e amato la Storia e finalmente è arrivato il tempo e il modo di raccontarla. Mi appassiona la ricerca storica e questo è il mio quarto romanzo, che si discosta dagli altri solo per la sua collocazione geografica, dall’Europa Centrale all’Estremo Oriente. Ritengo che i miei romanzi possano risultare una lettura piacevole e interessante al tempo stesso, dove acquisire sia quadri d’insieme storici che dettagli poco conosciuti sulla vita dell’epoca».

Estratto

Capitolo I, Alla corte di Ching Yih, pag. 13/14.

«Una volta questo mondo era colorato, aveva tinte morbide e profumi armoniosi. Un medicinale miracoloso che chiamavano chun yao, la pozione di primavera, tanto ricercato per l’arte del piacere da praticare con le donne, stimolava il desiderio sessuale e favoriva le prestazioni maschili.

Arrivava sin qui come dono prezioso offerto dal Siam e dagli altri Paesi vassalli. Furono i nostri funzionari, gli onorevoli mandarini, a cantare le lodi di questa fragranza sostenendo che schiariva le idee e placava lo spirito. Lo hanno presentato come “il Paradiso”, e sovente si potevano vedere sulle acque di Canton le barche fiore, dove artisti stravaganti e uomini facoltosi si intrattenevano con le belle cortigiane, in un’atmosfera raffinata che il fumo dell’oppio rendeva ancora più eterea… erano barche belle da guardare, davano l’idea dello svago».

Fece una pausa per prendere il bastone appoggiato alla parete. «Persino gli strumenti per il fumo diventarono importanti. Presero forme sinuose come veri e propri oggetti d’arte, con vetro, giada e porcellana, tanto da essere collezionati negli ambienti più lussuosi di Canton. Si diceva che anche l’imperatore amasse circondarsi di questi piccoli capolavori… e non sai che eleganza avevano le bottigliette decorate a mano per i ricchi che preferivano fiutarlo».

Con un gesto misurato invitò Shaoran a sedersi. «Poi è arrivato il tabacco ed è cambiato tutto. I cinesi hanno iniziato a fumarlo e presto hanno voluto provare anche l’oppio. E così hanno svegliato il drago. Le barche fiore sono diventate ostelli di malaffare e le cortigiane si sono trasformate in prostitute. Anche le pipe sono diventate più rudimentali, e quelle riuscite male venivano offerte proprio alle donne. Persino i nostri coolies, gli operai più umili, hanno iniziato a fumarlo per alleviare le grandi fatiche. Anche i battellieri, i facchini, e persino i soldati, che lo considerano un eccitante o un calmante a seconda delle occasioni. I poveri sono arrivati a fumare i residui delle pipe dei ricchi, mescolandoli con il carbone vegetale. E infine sono arrivati i compradores, le corporazioni che scaricano l’oppio e lo trasportano dal Guandong sino alle regioni più remote… Adesso il drago vuole sempre di più».

Biografia autore

Lo scrittore Daniele Cellamare

Daniele Cellamare è nato nel 1952 e risiede a Roma.

E’ stato docente presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma e presso il Centro Alti Studi per la Difesa.

E’ stato direttore dell’Istituto Studi Ricerche e Informazioni della Difesa e ricercatore presso l’Istituto di Studi Politici San Pio V di Roma.

Ha collaborato con emittenti televisive nazionali (Tg1, RaiNews, Gr1, Radio Vaticana, etc.) e con diverse testate nazionali e straniere.

Attualmente è consulente per le attività culturali dell’Agenzia Generale Treccani di Roma ed è responsabile del gruppo di analisti Doctis Ardua per la stesura di saggi di carattere geopolitico.

Appassionato di studi sulla Storia Militare, ha scritto tre romanzi storici:

  • La fortezza di Dio (Tempesta editore, 2018), vincitore del Primo Premio del Concorso Letterario Nazionale “Città di Cologna Spiaggia” (2021);
  • La carica di Balaklava (Les Flaneurs Edizioni 2020), vincitore del Premio Speciale Cultura assegnato dall’Associazione Nazionale Sociologi (2021), vincitore del Primo Premio del Concorso Letterario Tre Colori, Sezione Narrativa (2021), Vincitore del Premio Narrativa Storica del Concorso Letterario Residenze Gregoriane (2021).

Riferimenti e contatti autore

Profilo Facebookhttps://www.facebook.com/danielepierumberto.cellamare
Indirizzo e-maildanielepierumberto.cellamare@gmail.com

/ 5
Grazie per aver votato!